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COS'E' UN ROSPORCO?

Il mio piccolo progetto Rosporco nasce poco dopo la creazione completamente casuale della parola. Non un vero e proprio neologismo, come possiamo definire Rosporco? Una crasi? Un'aplologia? La definizione cambia a seconda di dove vogliamo vedere il punto di separazione. Ma... c'è un punto di separazione? O si tratta di un'entità unica? Cosa potrebbe essere un Rosporco? Ponendomi queste domande ho avuto l'idea di vedere quali risposte a queste e altre domande avrebbero trovato altre persone. Cos'avrebbero percepito dietro a questa parola? Come avrebbero reagito?

IL TEST

Ho quindi pensato ad una sorta di test proiettivo per raccogliere dati sulla percezione semantica e produzione immaginifica. I partecipanti sarebbero stati posti di fronte a uno stimolo (la parola “Rosporco”, appunto) e ciò avrebbe generato qualcosa dentro di loro. Pensieri, idee, immagini, non necessariamente collegati alla parola stessa, ma comunque da essa in qualche modo generati.

Ciò che le persone avrebbero pensato o immaginato sarebbe stato in gran parte connesso a ciò che le persone avrebbero letto nella parola.
Non essendo  un ricercatore o un profondo conoscitore della linguistica a livello accademico, ho cercato goffamente di creare una standardizzazione del metodo con cui avrei sottoposto i partecipanti allo stimolo, creando così un qualcosa di imperfetto ma che comunque sarebbe riuscito a diminuire sensibilmente il numero di variabili in gioco.

 

Vediamo ora alcuni punti che ho cercato di rispettare nelle modalità di esposizione delle persone alla parola.

  1. Ai partecipanti viene detto che dopo lo stimolo dovranno produrre “qualcosa” e che questo qualcosa poteva essere praticamente ogni cosa purché visivo e fotografabile (ho raccolto, appunto, foto). Ho fornito esempi di tipologie possibili come: disegni, schizzi, collage, fotomontaggi, costruzioni lego e altro ancora per far comprendere che non c’era un vero e proprio vincolo.

  2. Ai partecipanti viene detto che la parola inventata verrà comunicata all’ultimo secondo e che, anche se non ci sarà nessuna misurazione cronometrata, dovranno sforzarsi di effettuare la produzione in modo rapido, così da limitare le influenze di abitudine e razionalità

  3. La parola viene fornita in modo scritto e non verbale, così che le persone possano decidere come leggerla e come pronunciarla mentalmente (accenti in sillabe diverse possono produrre focus semantici diversi)

  4. Il test è stato sempre realizzato in forma assolutamente individuale e mai di gruppo, così da limitare eventuali influenze reciproche fra i partecipanti

LE REAZIONI

Escluse pochissime eccezioni, tutti i partecipanti sono stati molto rispettosi dei quattro punti chiave esposti sopra..
Pochissimi quelli che hanno usato un tempo più lungo del previsto e tutti i contributi realizzati erano frutto di un lavoro di “produzione” da parte del partecipante, tranne forse uno che si poneva sulla linea di confine, ma ho comunque ritenuto interessante includerlo fra tutti gli altri contributi.

 

Le reazioni dei partecipanti sono state varie. La maggior parte non ha mosso ciglio e si è messa subito a lavorare dopo aver ricevuto lo stimolo.

Alcuni hanno riso o si sono sentiti quasi presi in giro, chissà perché poi? Forse trovavano la parola troppo buffa e si aspettavano qualcosa di ancora più neutro?

Molti si sono sentiti in difficoltà ancora prima di ricevere lo stimolo, preoccupati di non essere all’altezza del compito richiesto. Ho rassicurato tutti ponendo l’attenzione sul fatto che ai fini del test non era importante la “qualità” del risultato finale ma solo l’atto di produzione, il tentativo di tradurre in un linguaggio visivo e quindi condivisibile con altri ciò che lo stimolo aveva generato in loro a livello mentale. L’importanza del test era raccogliere questo, non misurare l’abilità di disegno o manuale. Si può quindi dire che non ci fossero risposte “sbagliate” possibili, ma solo “giuste”.

 

Questo ha infatti reso le cose probabilmente più complesse per quei partecipanti che sono molto competenti nelle arti visive. Per loro staccare la spina al cervello, sconnettersi dalle proprie abitudini, da proprio modus lavorandi e riuscire a far spaziare la mente è stato sicuramente un processo assai più complesso rispetto a chi è avulso da queste pratiche nella propria quotidianità.

I COMMENTI

Dopo aver ricevuto il contributo visivo ho chiesto a tutti di lasciare un possibile commento da associare al proprio lavoro. Prima di arrivare a questo punto ho affrontato un mio dilemma correlato. E’ ovvio che la cosa più interessante sarebbe stata quella di approfondire tutti i dettagli del processo creativo; addentrarsi nelle menti dei partecipanti per esplorare ogni singolo dettaglio di cosa gli è passato per la mente dopo lo stimolo.

Tuttavia ho pensato che questo avrebbe reso le cose troppo serie e soprattutto meno… divertenti! Ho quindi deciso di lasciare piena libertà ai partecipanti e ho fornito esempi del fatto che avrebbero potuto lasciare contributi lunghissimi, frasi criptiche, titoli, descrizione di come si sono sentiti oppure semplicemente un bel niente!

Grazie a questa libertà la tipologia dei contributi raccolti è stata molto varia. Si va da commenti assai didascalici a titoli divertenti e molto altro ancora.

 

Questo però non consente chiaramente di comprendere alcuni dei contributi forniti. Cosa esattamente volevano fare alcuni partecipanti con quei disegni? Che intenzioni avevano? Che cosa esattamente ha prodotto lo stimolo dentro di loro?
Per alcuni casi non c’è una risposta a queste domande, ma credo che sia comunque molto interessante provare a cercarla.

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